Il dietro le quinte della macchina sanitaria di un grande evento sportivo: cosa serve per supportare le Olimpiadi Invernali
Tre regioni, sei villaggi olimpici, tredici siti competitivi distribuiti su oltre 22.000 chilometri quadrati di territorio: dalle arene di Milano alle piste alpine di Bormio e Livigno, dalle cime di Cortina d’Ampezzo ai trampolini della Val di Fiemme. I Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 sono l’edizione più diffusa nella storia delle Olimpiadi Invernali. Oltre 3.500 atleti da 93 Paesi si contenderanno 195 medaglie in 16 discipline olimpiche e sei sport paralimpici, tra febbraio e marzo 2026.
Ma dietro la spettacolarità delle gare si muove una macchina sanitaria imponente, pensata per garantire a ciascun atleta – e all’intera famiglia Olimpica – un’assistenza medica di standard internazionale, ovunque e in tempi strettissimi. Organizzare la copertura medica e la diagnostica per immagini su un territorio così vasto rappresenta una sfida senza precedenti.
Un modello integrato e inedito
Il tratto distintivo di questa edizione è un modello completamente integrato con il sistema sanitario pubblico, una novità assoluta nel panorama Olimpico. Come afferma Giuseppe Massazza, Chief Medical Officer di Milano Cortina 2026 nonché professore ordinario di Medicina Fisica e Riabilitativa all’Università degli Studi di Torino, con un’esperienza Olimpica che affonda le radici in Torino 2006: “I Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026 sono totalmente nuovi”, spiega Massazza. “Ci sono tre regioni coinvolte – Lombardia, Veneto, Trentino Alto-Adige – un territorio vastissimo. Abbiamo bisogno che le informazioni passino nel network degli ospedali Olimpici e che le sedi di gara siano collegate con gli ospedali”.
A differenza delle edizioni precedenti, dove il servizio medico veniva organizzato dal Comitato Olimpico e poi condiviso con le strutture pubbliche, qui il piano è stato costruito a quattro mani fin dall’inizio. “A Torino 2006 la legacy (cioè le strutture e le attrezzature che sarebbero rimaste dopo la fine dei Giochi, ndr) l’abbiamo misurata dopo”, ricorda Massazza. “Oggi invece la legacy l’abbiamo pensata prima. Gli assessori, i presidenti di Regione hanno aderito a un programma Olimpico in ambito sanitario con una precisa idea di lasciare un’eredità post Olimpica”. Il risultato è che tutte le infrastrutture potenziate per le Olimpiadi – dai pronto soccorso alle risonanze magnetiche – rimarranno operative dopo i Giochi Invernali, al servizio della popolazione e del turismo. Anche Esaote, sponsor ufficiale dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, lascerà sul territorio le attrezzature di imaging medicale che ha messo a disposizione per le atlete e gli atleti.
L’architettura del sistema: dai campi gara agli ospedali olimpici
È una scelta che Massazza definisce “completamente innovativa” e che difficilmente sarebbe stata replicabile altrove. Quando l’Italia, al momento della candidatura, ha deciso che il sistema pubblico sarebbe stato il perno dell’organizzazione sanitaria Olimpica, ha aperto una strada inedita. “Il modello di Milano Cortina 2026 è completamente diverso da quello di Torino, perché è completamente integrato con il sistema pubblico grazie a delle garanzie che furono sottoscritte all’epoca della candidatura sia dal Governo sia dalle Regioni”, spiega. A Parigi 2024, per esempio, il sistema sanitario interno ai Giochi funzionava in modo autonomo: per accedere alle informazioni del sistema esterno bisognava “bussare”, e il flusso non era automatico. Qui invece le centrali Olimpiche leggono in tempo reale sia il circuito interno sia quello territoriale. Questa integrazione è stata possibile perché il servizio sanitario nazionale italiano, con la sua articolazione regionale, offriva una base solida su cui costruire: quattro sistemi regionali già tra i più avanzati del Paese, con centrali operative strutturate, reti di emergenza capillari e una tradizione consolidata di volontariato sanitario – dall’ANPAS (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze), alla Croce Rossa e Croce Verde. “Il sistema pubblico è parte integrante del sistema sanitario di Milano Cortina 2026”, sintetizza Massazza. “Questo dà una grossissima opportunità, perché vuol dire che tutte le cose che fai hanno una ricaduta per la popolazione e per il turismo dopo le Olimpiadi Invernali”.
Il percorso degli atleti: che cosa accade in caso di infortunio
Il percorso di un atleta infortunato segue una catena precisa, scandita da livelli crescenti di complessità diagnostica e terapeutica. Massazza la descrive così: “Se il trauma non è rilevante, l’atleta viene trasportato alla Medical Station presente nel sito. Lì viene valutato; se serve un ulteriore accertamento, viene trasportato in ambulanza o elicottero nel Policlinico Olimpico”.
I Policlinici Olimpici sono stati istituiti nei villaggi olimpici di Milano, Bormio e Livigno. Sono strutture multidisciplinari dotate di diagnostica per immagini avanzata – ecografi, risonanze magnetiche, TAC – telemedicina e personale specializzato. A Bormio, per esempio, è stato costruito un policlinico modulare di circa 550 metri quadrati, completo di area di degenza, realizzato secondo le indicazioni del Comitato Olimpico Internazionale. A Livigno, la Casa della Sanità è stata completamente ristrutturata e dotata di RMN, TAC, tavolo radiologico, nuovi montalettighe e un tunnel di collegamento con l’elisuperficie.
Se il caso si risolve a quel livello, l’atleta rientra al Villaggio Olimpico. In caso contrario, il trasferimento è verso gli Ospedali Olimpici designati: l’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda a Milano – la struttura di riferimento principale – e il presidio Eugenio Morelli di Sondalo (So), strategicamente posizionato in Valtellina. Entrambi dispongono di percorsi dedicati per atleti e famiglia Olimpica, separati da quelli per la popolazione.
Il Pronto Soccorso Olimpico del Niguarda, inaugurato alla fine di gennaio 2026, dispone di accesso diretto e separato, dieci postazioni in open space e quattro stanze di degenza, mentre il Reparto Olimpico al terzo piano offre undici camere attrezzate per assistenza semintensiva. A Sondalo, l’intervento ha portato a un pronto soccorso rinnovato con OBI (Osservazione Breve Intensiva), percorsi separati e una nuova risonanza magnetica di ultima generazione.
Il cluster Veneto: Cortina, Belluno e Verona
Anche in Veneto l’assistenza sanitaria è stata organizzata secondo un modello a “doppio binario”: un percorso dedicato all’evento olimpico e uno parallelo che garantisce la piena continuità dei servizi per la popolazione residente. Il cluster veneto comprende le sedi di gara di Cortina d’Ampezzo – sci alpino femminile sulla pista delle Tofane, bob, slittino e skeleton al Cortina Sliding Centre e curling allo Stadio Olimpico – con un’aspettativa di utenti potenziali di circa 600 atleti, 2.000 lavoratori e 10.000 spettatori. A queste si aggiunge l’Arena di Verona, sede della cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici e di apertura delle Paralimpiadi.
Il cuore del sistema sanitario veneto è il Policlinico Olimpico Codivilla di Cortina, gestito dalla ULSS 1 Dolomiti, completamente ristrutturato e potenziato con strumentazione di ultima generazione. Il pronto soccorso olimpico, diretto dal professor Vito Cianci, svolge funzione di stabilizzazione, diagnostica e terapia, con la possibilità di avvalersi di numerosi consulenti specialistici – ortopedico, fisiatra, oculista, otorino, ginecologo, psicologo – e decide in tempi rapidi se dimettere il paziente o trasferirlo negli ospedali Olimpici di riferimento. Al Villaggio Olimpico di Fiames, che ospita circa 1.400 atleti in mobile home, è garantita assistenza medica h24, farmacia e studio dentistico.
Il Codivilla ha già superato il suo primo stress test reale durante l’incidente della sciatrice statunitense Lindsey Vonn, recuperata con l’elicottero Falco dopo un grave infortunio in discesa libera sulla Tofana e presa in carico in pochi minuti dal Policlinico, che ha dimostrato la piena operatività della catena diagnostica. In caso di necessità più complesse, i due Ospedali Olimpici designati dalla Fondazione Milano Cortina per il Veneto sono l’Ospedale di Borgo Trento a Verona e l’Ospedale San Martino di Belluno. Borgo Trento, principale hub di riferimento della rete sanitaria regionale, risponde ai requisiti del CIO con Trauma Center, Neurochirurgia, Radiologia avanzata (TC, RM, CTA, MRA), Stroke Unit, Cardiologia interventistica, Ortopedia e Chirurgia, oltre a elisuperficie e Centrale SUEM 118 operative h24.
Oltre a servire le cerimonie in Arena, funge da hub di backup per eventuali traumatologie maggiori provenienti dai siti di gara veneti e anche trentini. L’ospedale di Belluno e il presidio di Pieve di Cadore sono stati anch’essi potenziati come strutture di supporto nella rete.
Complessivamente, circa mille professionisti sanitari aggiuntivi, provenienti dalle aziende sanitarie di tutto il Veneto, operano a turno tra Cortina e le strutture di riferimento, affiancati da volontari della Croce Rossa, del SUEM 118 e del Soccorso Alpino. La ULSS 1 Dolomiti ha inoltre attivato una sorveglianza speciale tramite il Dipartimento di Prevenzione per il monitoraggio in tempo reale di eventuali focolai infettivi e controlli sulla sicurezza alimentare.
Anche per il Veneto la legacy è un obiettivo dichiarato. Come ha sottolineato il commissario della ULSS 1 Dolomiti Giuseppe Dal Ben, “il Codivilla sarà l’eredità più importante delle Olimpiadi di Cortina”. I nuovi mezzi di soccorso acquisiti per le competizioni – inclusi veicoli fuoristrada progettati per condizioni estreme, ambulanze 4x4 e nuove dotazioni sanitarie – resteranno a disposizione delle comunità locali, da Belluno a Verona, rafforzando la risposta alle emergenze nei rispettivi territori.
Il cluster Trentino-Alto Adige: Val di Fiemme, Anterselva, Cavalese e Trento
Il Trentino-Alto Adige ospita tre sedi di gara olimpica: a Predazzo, in Val di Fiemme, si svolgono le gare di salto con gli sci e combinata nordica sugli storici trampolini dello Ski Jumping Stadium; a Tesero le gare di sci di fondo al Cross-Country Skiing Centre; e in provincia di Bolzano, ad Anterselva, le gare di biathlon alla Südtirol Arena – la venue con il maggior numero di pubblico di tutti i Giochi. Nei giorni di massima affluenza si stima una presenza in Val di Fiemme di oltre 40.000 persone.
L’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata del Trentino (ASUIT) ha mobilitato complessivamente oltre 1.400 operatori sanitari. Il sistema è organizzato su un modello integrato a tre livelli. Il primo è il Policlinico del Villaggio Olimpico di Predazzo, allestito all’interno della Scuola Alpina della Guardia di Finanza, dove sono ospitati circa 750 atleti e membri delle delegazioni. Operativo 24 ore su 24, fornisce servizi di medicina generale, ortopedia, fisioterapia, diagnostica di base e telemedicina, con ambulanze dedicate per la gestione delle urgenze. Il Poliambulatorio di Predazzo, raggiungibile a piedi dal Villaggio, funziona come appendice integrata e offre prestazioni specialistiche aggiuntive, tra cui odontoiatria e oculistica. Nelle due sedi di gara di Tesero e Predazzo operano presidi medici con specialisti in pronto soccorso, anestesisti e infermieri, in stretto raccordo con Trentino Emergenza.
Il secondo livello è l’Ospedale di Cavalese, presidio sanitario Olimpico di riferimento della Val di Fiemme, individuato per la sua posizione strategica nel cuore delle sedi di gara e per la consolidata esperienza nella gestione dei traumi sportivi e di montagna. Il pronto soccorso è stato potenziato e i reparti di radiologia, ortopedia e medicina sono stati rafforzati con personale e attrezzature aggiuntive.
Il terzo livello è rappresentato dall’Ospedale Santa Chiara di Trento, ospedale Olimpico di secondo livello e polo sanitario provinciale di massima complessità con 660 posti letto (di cui 36 di terapia intensiva), sede del trauma center provinciale e riferimento per i casi complessi con tutte le specialità mediche e chirurgiche attive h24. Durante i Giochi Invernali è stato potenziato con percorsi dedicati per la famiglia Olimpica, posti letto riservati e collegamenti rapidi con Cavalese e le sedi di gara.
In Alto Adige, per le gare di biathlon ad Anterselva, il Soccorso Alpino e Speleologico garantisce un presidio fisso con squadre dedicate presso le venue, attivabili dalla Centrale Operativa Unica 112 in raccordo con il sistema di emergenza della Provincia autonoma di Bolzano.
Anche per il Trentino la legacy è un obiettivo centrale. I miglioramenti strutturali e organizzativi che hanno riguardato Cavalese, Trento e Predazzo sono destinati a restare, insieme a nuove apparecchiature e un potenziamento della telemedicina e dei servizi digitali a vantaggio delle aree montane più periferiche. Il Trentino consolida, inoltre, il legame tra sport, salute e inclusione sociale attraverso lo sviluppo del polo sportivo Paralimpico presso l’ospedale Villa Rosa di Pergine e il programma “Trentino per tutti”, che garantisce strutture e servizi accessibili alle persone con disabilità.
Centrali operative e visibilità totale
A collegare ogni nodo di questa rete c’è un sistema di centrali operative a più livelli. Ogni regione dispone di una centrale Olimpica dedicata, che si aggiunge alle centrali ordinarie del 112 e 118 senza sottrarre risorse al servizio pubblico. Queste centrali regionali dialogano con il Main Operation Center (MOC), la cabina di regia dell’organizzazione Milano Cortina 2026 che monitora in tempo reale non solo la sanità, ma anche trasporti, logistica, sicurezza e ristorazione.
“Noi di fatto abbiamo una visibilità di tutto quello che succede dentro e fuori”, spiega Massazza, tracciando la differenza con modelli precedenti. “A Parigi 2024, quando dovevi leggere il sistema esterno dovevi bussare per avere le informazioni e non era automatico. Oggi le centrali Olimpiche leggono il sistema interno e anche il sistema esterno, e il MOC vede tutto”. Il paziente-atleta viene dunque seguito lungo l’intero percorso, dal soccorso in pista alla dimissione, con la Commissione Medica del Comitato Olimpico Internazionale costantemente informata attraverso il Chief Medical Officer.
L’imaging come infrastruttura critica
In un contesto come quello degli sport invernali – giudicati a medio-alto rischio di infortuni per la combinazione di velocità, torsioni articolari e superfici imprevedibili – la diagnostica per immagini non è un semplice accessorio ma un’infrastruttura di sicurezza critica.
I progressi tecnologici degli ultimi anni hanno trasformato le possibilità diagnostiche. Le risonanze magnetiche a basso campo, grazie a dimensioni ridotte e sostenibilità economica, possono ora essere installate vicino alle piste. Come spiega Pietro Simone Randelli, ordinario di Ortopedia e Traumatologia all’Università degli Studi di Milano e presidente della SIOT, le nuove macchine sono “perfettamente sostenibili, di dimensioni accettabili se non piccole, e grazie all’intelligenza artificiale permettono di avere immagini di altissima qualità”. E aggiunge un vantaggio decisivo: “Queste risonanze oggi permettono di fare un esame di ottima qualità in circa dieci minuti contro i trenta-quaranta minuti di una macchina ad alto campo convenzionale”.
Anche la fruibilità è cambiata: le macchine aperte riducono quasi a zero l’effetto claustrofobia, rendendo l’esame più tollerabile per atleti spesso sotto stress. Andrea Panzeri, responsabile dello Sport Trauma Center dell’Istituto Clinico Galeazzi e presidente della Commissione Medica della Federazione Italiana Sport Invernali, conferma: dopo un infortunio, “tempo mezz’ora e sono già sotto la risonanza: cambia completamente l’approccio al paziente-atleta”.
Dall’emergenza alla prevenzione: l’imaging lungo tutto il ciclo sportivo
Ma l’imaging non serve più soltanto a diagnosticare una lesione. È diventato uno strumento che accompagna l’intero ciclo sportivo dell’atleta: dalla prevenzione alla riabilitazione, fino alla valutazione del ritorno in gara. “Anche se non c’è ancora un riscontro clinico confermato, basta una sensazione dell’atleta e andiamo subito a fare un esame perché non vogliamo sottovalutare un problema minimo che potrebbe peggiorare”, spiega Panzeri. L’imaging diventa così uno strumento di prevenzione secondaria, capace di slatentizzare fenomeni di sovraccarico prima che una lesione subclinica evolva in un infortunio vero e proprio.
Le nuove risonanze dinamiche permettono di analizzare l’intero arco articolare di movimento, rendendo visibili quadri di micro-instabilità che un esame clinico o una risonanza statica non riuscirebbero a cogliere. Alcune macchine consentono addirittura valutazioni in ortostasi, particolarmente importanti negli sport che sollecitano la catena cinetica in posizione eretta, come lo sci alpino. E l’assenza di radiazioni nella risonanza magnetica permette follow-up frequenti senza rischio cumulativo: un vantaggio importante per atleti che necessitano di controlli ravvicinati. “La diagnosi precoce consente percorsi terapeutici più tempestivi e può evitare che un infortunio minore comprometta una stagione o, nei casi peggiori, una carriera”, nota Randelli.
Un esercito di specialisti
Dietro le macchine c’è un’organizzazione umana imponente. Ogni giorno, in ciascuno dei tredici siti competitivi di Milano Cortina 2026, operano circa 150 persone dedicate all’assistenza sanitaria. Il personale viene selezionato con criteri rigorosi e reclutato tramite convenzioni con le ASST, il Niguarda, associazioni di soccorso, Croce Rossa, strutture pubbliche e private. I turni sono organizzati in periodi di cinque-sette giorni, i servizi medici funzionano 24 ore su 24 per l’intera durata dei Giochi Olimpici Invernali.
Massazza insiste su un punto che considera fondamentale: la super-specializzazione. “L’alta specializzazione delle varie specialità – dalla fisiatria ai fisioterapisti, agli ortopedici – che si occupano di sport è ciò che fa la differenza. Noi insegniamo ai nostri giovani che se ci si vuole occupare di medicina dello sport, bisogna prima di tutto conoscere quello sport specifico, perché ogni sport ha delle patologie specifiche”. Negli sport invernali, questo significa conoscere le lesioni legamentose e capsulo-legamentose del ginocchio, le instabilità di spalla, i traumi da impatto e da sovraccarico propri di ciascuna disciplina.
Per la diagnostica, la collaborazione con la SIRM – la Società Italiana di Radiologia Medica e Interventistica – ha permesso di coinvolgere ecografisti e radiologi di altissimo livello, specializzati in ambito sportivo. Il percorso è circolare: l’atleta presenta un problema, la conoscenza di quello sport guida il clinico nel formulare il quesito corretto al radiologo, che interpreta i dati con tecnologie avanzate.
L’eredità che resta
C’è un aspetto di questa organizzazione che va oltre le due settimane di gare. La vera scommessa di Milano Cortina 2026, quella su cui Massazza insiste di più, è l’eredità sanitaria, la legacy. I policlinici di Bormio e Livigno non verranno smantellati: le strutture, le tecnologie, le competenze rimarranno al servizio delle comunità locali e del turismo. Il nuovo pronto soccorso del Niguarda servirà la popolazione lombarda. Le risonanze magnetiche installate nelle aree alpine resteranno a disposizione.
“Tutto quanto viene fatto nell’ambito del medical service ha un’eredità per la popolazione”, dice Massazza. “Lavoriamo per il futuro, per le prossime generazioni. Questo è il significato profondo delle Olimpiadi: fare qualcosa sì per i Giochi Invernali, ma soprattutto per la nazione”. Il modello integrato tra ecografia portatile, risonanza magnetica di prossimità, radiologia dedicata, intelligenza artificiale e collaborazione interdisciplinare è la nuova frontiera della tutela sanitaria nello sport.
Come ha detto Massazza pochi giorni prima dell’apertura dei Giochi: “Siamo soddisfatti e pronti a seguire i Giochi. Ma anche preoccupati perché sennò saremmo assolutamente ingenui”. Un equilibrio che sa di saggezza clinica e di consapevolezza organizzativa: la stessa combinazione che serve per tenere in piedi la più vasta macchina medica mai costruita per un’Olimpiade Invernale.
Questo articolo fa parte del progetto editoriale "Tecnologia ed empatia: il nuovo racconto della cura con Esaote e PERSONE", realizzato in collaborazione tra Esaote e PERSONE Magazine.
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