Da brain shift a precisione: il ruolo della risonanza magnetica intraoperatoria nella chirurgia dei gliomi
La risonanza magnetica intraoperatoria convenzionale: potenzialità e limiti
Nel 1994 è stata introdotta la risonanza magnetica intraoperatoria (iMRI) per affrontare questa sfida. Gli studi hanno dimostrato che l'iMRI può migliorare la resezione del tumore e supportare il processo decisionale chirurgico, rendendolo più sicuro. Secondo le ricerche più recenti, iMRI aumenta di 5,4 volte la probabilità di ottenere una resezione totale lorda (Gross-Total Resection, GTR), rispetto alla navigazione convenzionale. I pazienti sottoposti a GTR hanno avuto una sopravvivenza mediana libera da progressione di 16 mesi, rispetto ai 9,7 mesi osservati dopo la resezione subtotale.
Nonostante questi risultati positivi, la iMRI è disponibile solo in un numero limitato di ospedali specializzati, a causa della necessità di spazi ampi e dedicati, infrastrutture complesse e delle interruzioni del flusso di lavoro dovute alla necessità di trasferire il paziente durante l'intervento chirurgico per eseguire la risonanza magnetica.
Lo studio “Study Observations from the first 100 cases of intraoperative MRI - experiences, trends and short-term outcomes2” suggerisce che l'iMRI ha portato alla prosecuzione dell’intervento nel 50% dei casi, principalmente perché è stato possibile rilevare tessuto patologico residuo. Tuttavia, con quei sistemi di risonanza magnetica convenzionali, macchine ad alto campo con magneti superconduttori di 1,5 o 3 Tesla, eseguire un controllo intraoperatorio rappresenta una sfida logistica: spostare il paziente dalla sala operatoria alla risonanza e viceversa può richiedere fino a un'ora. Data la durata e la complessità delle procedure neurochirurgiche, i chirurghi sono spesso limitati a una singola scansione intraoperatoria.
In che modo la tecnologia può garantire continuità nel flusso di lavoro operatorio
"La maggior parte dei neurochirurghi ritiene che la risonanza magnetica intraoperatoria sia utile, ma non la utilizzano perché interrompe l’intervento chirurgico, principalmente a causa della necessità di trasferire il paziente per l'imaging con risonanza magnetica" – ha affermato il Dott. Roberto Rafael Herrera, primario di neurochirurgia presso la Clinica Adventista Belgrano a Buenos Aires.
Per superare questa criticità, Esaote ha sviluppato I-Genius, un’innovativa soluzione di risonanza magnetica intraoperatoria (iMRI) progettata per rimanere all'interno della sala operatoria durante la chirurgia cerebrale, in particolare nel trattamento dei gliomi.
"La vera sfida non era tanto la tecnologia in sé", spiega Marta Mensi, MRI Clinical Application Specialist di Esaote, "quanto progettare una soluzione che rendesse iMRI realmente utilizzabile e accessibile in sala operatoria, eliminando il trasferimento del paziente. Nello sviluppo di I-Genius, siamo partiti dal problema clinico, non dallo sviluppo della soluzione". Questo approccio riflette la filosofia “Solutions For” di Esaote: ascoltare gli operatori sanitari e tradurre le reali esigenze in tecnologia che supporti il modo di lavorare e le decisioni cliniche del chirurgo.
I-Genius è il risultato di anni di stretta collaborazione tra ingegneri, neurochirurghi, anestesisti e tecnici clinici. Insieme, hanno affrontato aspetti fondamentali come le prestazioni di imaging, l'ergonomia chirurgica, i requisiti di sterilità, il posizionamento del paziente e la comunicazione del team. "La fiducia deriva dall'essere supportati dalla giusta tecnologia che si adatta alle esigenze del chirurgo", secondo Mensi.
Tecnologia orientata al flusso di lavoro, che si adatta al modo di lavorare del chirurgo
"Ciò che rende davvero innovativo I-Genius è la capacità di fornire imaging intraoperatorio in ogni fase della neurochirurgia" - spiega il Dr. Roberto Rafael Herrera, Capo di Neurochirurgia presso la Clínica Adventista Belgrano di Buenos Aires – " Sia le procedure chirurgiche sia quelle di risonanza magnetica si svolgono su un unico sistema integrato di lettino. Non è necessario spostare il paziente. Questo consente al chirurgo di asportare la lesione, verificare immediatamente il risultato, rivalutare con precisione e sicurezza come procedere e continuare l’intervento con maggiore consapevolezza. Il processo può essere ripetuto tutte le volte che il chirurgo lo ritiene necessario durante l'operazione, fino al controllo finale".
Secondo Herrera, questo approccio "fornisce la certezza di aver ottenuto la massima resezione sicura del tumore, preservando le parti sane del cervello e la funzione neurologica del paziente". I-Genius supporta il processo decisionale all'interno del flusso chirurgico: in modo integrato, iterativo e guidato dal giudizio clinico.
Una iMRI plug-and-play per una precisione centrata sul paziente
"Per il neurochirurgo significa avere la certezza che ciò che vede corrisponda a ciò che rivela l'immagine diagnostica, anche i dettagli invisibili a occhio nudo", spiega Mensi. "Per il paziente, significa che ogni decisione durante l'intervento chirurgico è guidata da informazioni, non da supposizioni". Ecco perché precisione e flessibilità dell’MRI sono fondamentali durante interventi lunghi e complessi, che richiedono il massimo livello di concentrazione e collaborazione di squadra.
Un'altra priorità, secondo Mensi, era ottenere precisione e flessibilità con un unico dispositivo, rendendo I-Genius adattabile a diversi contesti clinici, dai principali ospedali universitari alle unità oncologiche specializzate.
"Il nostro obiettivo era rendere le soluzioni di imaging intraoperatorio più accessibili", afferma Mensi, "non solo per i grandi ospedali, ma anche per le strutture più piccole. Volevamo integrare la tecnologia iMRI a basso campo in ogni sala operatoria.
Ciò che apprezza maggiormente del sistema è la sua usabilità immediata. "È un punto di svolta per le procedure intraoperatorie, perché migliora il flusso di lavoro e l'efficienza. È completamente pronto per la sala operatoria, integrandosi con gli strumenti e le pratiche esistenti fin dal primo giorno, in modo che i chirurghi possano utilizzarlo immediatamente senza ulteriori configurazioni".
Rendere la neurochirurgia avanzata più accessibile
"Abbiamo sviluppato una tecnologia che migliora la collaborazione, i risultati clinici e l'accesso alle procedure più avanzate", conclude Mensi." Ed è una sensazione positiva sapere che questo progresso può ora aiutare più persone”.
Come sottolinea, "I-Genius aumenta le capacità dei chirurghi". Questo approccio riflette la missione più ampia di Esaote: far evolvere l'imaging medico preservando al contempo la prospettiva clinica che definisce la cura del paziente.
Per Esaote, questa nuova tecnologia rappresenta il passo successivo verso un futuro in cui l'imaging, la neuronavigazione e l'intelligenza artificiale collaborano per supportare l'eccellenza chirurgica. "Mentre le tecnologie avanzano, i valori rimangono gli stessi: l'innovazione sanitaria di alto livello nasce dal potenziare le capacità umane attraverso la tecnologia progettata con empatia e comprensione di ciò che conta davvero”.
Il genio, in medicina, si esprime nell’ascolto, nella collaborazione e in quella forza silenziosa che migliora la cura, a beneficio di pazienti e clinici.
Artur Olesch, Digital Health Journalist, Founder & Editor-in-Chief
aboutdigitalhealth.com
Leggi altri articoli
CURA
Il dietro le quinte della macchina sanitaria di un grande evento sportivo: cosa serve per supportare le Olimpiadi Invernali
L’organizzazione dell’imaging e dell’assistenza sanitaria in un evento…
CURA
Come si progetta una tecnologia che salva vite: dall'evoluzione dell'imaging al caso I‑Genius
Negli anni '90 progettare un sistema di imaging significava…
CURA
Prendersi cura di chi cura: una responsabilità medica ancora trascurata
Dietro ogni persona con una malattia grave ci sono altre persone che…
CURA
La prevenzione che nasce in azienda: quando lo screening del tumore al seno arriva sul posto di lavoro
Ottobre è il mese della prevenzione del cancro al seno, una patologia…
CURA
Tecnologia ed empatia: il nuovo racconto della cura con Esaote e PERSONE
Viviamo in un'epoca straordinaria per la medicina: mai come oggi…